lunedì 13 luglio 2026

 

Di ritorno da una gloria inesistente,
dopo aver fatto un passo verso di lei,
retrocedo a velocità indicibile,
allegro quasi come chi svolta l’angolo di una
strada invasa da una rissa,
piangendo di vergogna come l’adolescente
figlio di vedova sessantenne e povera
espulso dalla scuola serale in cui era borsista.
Sono qui,
dove sono sempre stato,
dove a stento c’è posto per restare in piedi.

La solitudine è un lampione abilmente lapidato:
su di essa mi appoggio.

La speranza è il cardine di una porta
della casa che gli uragani hanno
sradicato dalle fondamenta:
cardine-spiraglio attraverso cui entro ed esco
quando passo dal mai (mi hai amato) all’ancora (ti odio),
al nemmeno (mi ascolti) all’anche (mi taccio),
al tutto (mi fa male) al nulla (mi addolora).

Tuttavia, non importa.

I jet da trasporto supersonico coprono rapidamente
la distanza che separa Tokyo da Copenaghen,
ma con rapidità persino maggiore
io mi sposto a un punto situato a dieci centimetri
da me stesso,
in fretta,
molto in fretta,
in un batter di ciglia,
in un diecimillesimo di secondo soltanto,
a una velocità media di settanta chilometri l’ora,
che mi permette,
se i miei calcoli sono esatti,
di essere qui in questo istante,
quello dopo molto più lontano,
domani in un luogo a quasi mille miglia,
tra una settimana in uno qualsiasi
della sfera terrestre,
pur sembrandovi adesso irraggiungibile.
Cosciente di questa realtà,
molte volte faccio lunghi viaggi;
ma appena mi allontano di pochi millimetri
verso i destini più remoti,
la nostalgia mi morde dall’interno,
e ritorno alla mia postazione
al contempo allegro e triste
-come ho detto all’inizio:
allegro,
perché so che tu sei la mia patria,
amore mio;
e triste,
perché ogni patria, per coloro che la amano,
-in accordo con la mia personale esperienza di patria-
reca in sé margini da presidio.

Così,
rimango in te,
esploro a fondo le tue gambe e le tue braccia,
ascendo fino alla bocca, mi affaccio
sull’orlo dei tuoi occhi,
giro per il tuo collo,
discendo per le tue spalle,
cambio rotta per perlustrare i tuoi fianchi,
ricomincio da capo,
riposo sul tuo petto,
guardo le nuvole passare sulle tue labbra rosse,
dico addio ai passeri che ti sfiorano la fronte,
e se chiudi gli occhi anch’io chiudo i miei,
e mi addormento alla tua ombra come se fosse sempre
estate,
amore,
pensando vagamente
al mondo inquietante
che si staglia -impossibile- dietro il tuo sorriso.

(da Palabra sobre palabra, 1965)

Ángel González Muñiz

https://atelierpoesia.it/angel-gonzalez-1925-2008-testi-tradotti-da-francesca-coppola/

https://youtu.be/dubDXQxs_IQ?is=icp40baVkL0SAuJs


https://youtu.be/Q19xN0kS8ro?is=EprdVoDzLIuNh11s

https://youtu.be/EPB2fpedK8k?is=2r03BTP85xbNCECw

https://youtu.be/ePdOZ0bmoY0?is=faVDOx18cww2cy85

https://youtu.be/SHK1S9UnSKs?is=IPd_1wNeb8hD4zcv


https://youtu.be/4YglfxuG2x8?is=0MNLlnwNWfxU_Zfx





Sam Neill as Eugene Fitzpatrick ( in Until of end of the world )






https://www.midnightonly.com/2020/01/06/until-the-end-of-the-world-1991/



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