mercoledì 26 agosto 2015

Guardo lontano dove l'anima abbraccia il cuore senza vederlo.
I look away where the soul embraces the heart without seeing it .
     by Elisabetta Casali, from Google+


https://www.youtube.com/watch?v=NuQdOPM86EQ






lunedì 17 agosto 2015

"JB mi ha conquistato con le sue sigarette. Amo una donna che fuma: due crimini in un colpo solo. La prima cosa che ho visto di lei e il suo pacchetto di 46 che come una boa segnala la sua presenza ovunque lei vada. É tabacco nero e ruvido e certamente lei lo fuma per essere la più tosta di tutti, la più gagliarda bad girl in circolazione. Non me ne frega niente, accetto la messinscena e pagherei anche il doppio del biglietto. Gli anelli di fumo di JB sono gioielli alle mie dita, i suoi regali per me e sono certa che il mio polmone sinistro capirà. Ci siamo sempre capiti anche quando dormivo da sola nell`inverno della mia stanza. Quei giorni sono finiti. JB mi ha dato una casa, un giardino sfiorito e un secchio dove lavarmi i capelli. Molto più di quanto abbia mai avuto.

Lucida entra nella stanza nera. Non vede altro che la sigaretta di Julia bruciare con maggiore intensità, quasi trattenesse il fiato e con esso il fumo e il bacio. Nel buio segue la tenue luce della brace che pende dalle labbra di JB. Dove sei vorrebbe chiederle ma la sigaretta è quanto basta, è un avviso ai naviganti: Julia è nel porto dove approdano gli amanti. L`oscurità è palpabile ma forse è solo la distanza tra di loro che si fa sempre più densa man mano che diventa più breve, come se non ci fosse lo spazio sufficiente per contenere tutto quanto e la brace fosse solo una miccia. Quando la sigaretta si sarà consumata la stanza esploderà."

Francesca Ramos (Una come me)

http://youtu.be/gGCfr_652JQ


martedì 11 agosto 2015

in relazione alle recenti tragedie concernenti l'uso di pasticche narcotiche viene da pensare che i destrorsi non perdono l'occasione per dimostrare quanto siano poco interessati ad affrontare con sguardo lucido un problema endemico, che in ogni caso ha numeri molto lontani da quelli delle guerre che gli piacciono tanto, per eccitarsi  invece di fronte alla prospettiva di decisioni autoritarie e legislazioni speciali

https://www.youtube.com/watch?v=Mgkk9P3vNtg



martedì 4 agosto 2015

"Un tempo per gemere e un tempo per ballare."
Ecclesiaste




giovedì 30 luglio 2015

Scoprire che il benzoino dell`orzata e` solo un lontano parente di quello dei fasti francesi non è stata una bella sorpresa. Il demone dei compensi intanto continua a dormire o prosegue ubriaco la sua corsa lontano da casa, e il cielo mette tempesta. Sullo sfondo le volpi ringhiano ai passanti


sabato 25 luglio 2015

Se avessero continuato a raccontare a stralci la propria storia per un pubblico distratto invece che sussurrarmela in un orecchio sarebbe finita che mi sarei preso la briga di cucire quei barlumi per tirare fuori il romanzo da leggere sotto il vulcano, vicino al nulla (ma all`interno di un vasto programma)

martedì 21 luglio 2015

STORIE DI GIORNALISTI (RACCONTA GREG)
C'e una canzone di G. Brown in Havana Moon, un disco di Santana, che ripete a ritmo country la frase “E tutti se ne andarono in Messico”, ci andarono i suoi amici, ci andarono i suoi compagni, ci andò persino il suo cane. Immagino che formi parte della congiunzione di due delle più sane tradizioni nordamericane: mettersi in strada (grazie Woody Guthrie, Kerouac, Wyatt Earp, Bob Dylan, John Dos Passos, Calamity Jane, L'uomo Ragno, John Garfield, Ernest Hemingway) e scendere verso la frontiera, cercare il sud (grazie John Reed, Indiana Jones, James Taylor, Clint Eastwood, John Houston, Babe Ruth, Carleton Beals, Mike Gold, Burt Lancaster).
Suppongo che io me ne fossi andato al sud varie volte negli ultimi anni per quei due stessi motivi nazionali. Ma non era facile scendere a sud. Ogni conoscenza richiede l'assunzione per dosi, equivalente in peso e importanza, al motivo che ti spinge a farlo. Essere UScitizenUSbornGringo in America Latina è un passatempo per incoscienti, gangster a buon mercato, missionari commercianti, radicali al limite della pensione, freak, illusi o crociati. Tutti questi vanno a sud della nostra frontiera per via dei loro demoni. Viaggiano con i propri fantasmi. Poi ci siamo noi, gli altri, quelli che pensano che non ci siano frontiere, ne paesi, ma solo paesaggi e canzoni cantate in lingue che a volte non si conoscono. Tra tutti i mostri che viaggiano verso sud, noi siamo i più pericolosi, perché crediamo di non avere peccati originali da farci perdonare; perché pensiamo razionalmente di non essere troppo diversi, di poter coesistere con i nativi nei giusti termini: tu mi dai io ti do, tu mi sorridi io ti sorrido, anche se di notte abbiamo incubi dove bambini affamati e seminudi, i vivi fantasmi latinoamericani, ci indicano col dito. Scendere a sud, è, come sapevano Malcolm Lowry e Joseph Conrad e Ambrose Bierce, una discesa ai propri inferi. Abbandonando l'ingannevole paradiso nordamericano, il vero inferno, i demoni attaccano, cercano di fuggire dalla pelle ed erompere fuori. Lo sappiamo quando viaggiavamo verso sud, conosciamo i marziani che giocano a ping pong nelle nostre teste. E tutto sommato ci piace essere così, e non in un altro modo. Quello che non ha l'inferno dentro sarà contento di morire davanti al suo televisore in un posto assurdo come Indianapolis.
Bene, io ero qui. E se a volte non ci capivo niente, nemmeno i nativi sembravano capirci molto; per lo meno di questa storia assurda, di quel che si deduceva leggendo i giornali. Glielo dissi al Ciccio. Mi rispose che quando si stava lavando i denti non aveva tempo per le merdate razziste nordamericane.

          A quattro mani (Paco Ignacio taibo II)