L'altro nome della notte
Reclinai il capo e provai a chiudere gli occhi nella speranza che il sonno finalmente mi ghermisse ma il trillo sordo del campanello resuscitò una realtà che andava dileguandosi. Si presentò come la rappresentante di una cordata di imprenditori che avevano metabolizzato l' idea che il mercato e in generale le quinte entro cui lo stesso recitava altro non fossero che un palcoscenico di un far west trasfigurato di cui gli sarebbe piaciuto conoscere la matrice. Era una sconosciuta stellare che sembrava in qualche modo conoscere le mie doti oblique in materia di inchieste. E in particolare desiderava, facendo da tramite, un reportage sullo stato di salute del giornalismo investigativo in Italia,, con relativa anamnesi. Ci accordammo per il cachet e mi lasciò un congruo anticipo per poi congedarsi baciandomi sulla fronte ( un vezzo, interpretai, tipico dei piani alti o della zona di provenienza ). Mi misi subito al lavoro e restai sveglio tutta la notte al computer per scoprire che i reporter investigativi nella nostra penisola non avevano avuto vita facile, per adoperare un eufemismo. Negli ultimi trent'anni si poteva sintetizzare che comunque quasi tutte le testate contassero al proprio interno almeno uno o due figure che seguivano piste su casi non ancora investigati dai giudici o dal mainstream e qualche volta grazie a loro era stato possibile portare alla luce qualche schifezza. Più di recente esisteva un'universalità di programmi televisivi che si accostava a casi più o meno freddi per rimettere tutto in discussione facendo leva sull'imperfettibilta degli processi o sui buchi neri delle indagini svolte. Ma al centro della scena c'era senza dubbio un format gestito da una redazione battagliera che da quasi sei lustri "rompeva le scatole" ( nella migliore accezione dell' espressione) al potere, ai delinquenti e ai comitati d'affari che si configuravano nella zona grigia, nati spesso dall' unione dei primi due soggetti menzionati, spesso incappando in false piste, ogni tanto commettendo qualche errore, tante volte scommettendo sul cavallo sbagliato, ma quasi sempre andando a disturbare il volpone di turno. In pratica erano una mina vagante in uno sporco mondo del cazzo che( sempre per citare hunter Thompson o Howard Hughes, non ricordavo bene) ti fa secco se solo gli dai una possibilità. Spensi il PC che era quasi l' alba, e visto che ero ancora vestito e che era troppo tardi per mettersi a letto, decisi di andare a prendere un caffè al self service del viale dietro casa. Nel tragitto mi chiedo da dove avrei dovuto cominciare per dare una forma a quegli avanzi di tornio che erano stati sputati fuori dallo schermo e se non stessi per caso infilandomi in un vicolo cieco pieno di niente e/o di uomini con un bastone. Un usignolo confabulava tra i rami forse per fare il verso ai miei pensieri confusi. In un auto parcheggiata si accendono i fari e sembra muoversi verso di me così lentamente da apparire quasi minacciosa. Non saprei nel caso cosa fare dal momento che non ho esattamente il piglio tipico dell' uomo d'azione; giusto qualche giorno fa ho temuto di avere un' embolia per colpa di un pediluvio durato un quarto d'ora di troppo. Partono tre colpi, e il secondo è quello che fa più male. Guardo il buco nella pancia e penso che forse se l' ambulanza arriva in tempo magari la cosa si risolve con un rattoppo e qualche bicchiere di vino, come nei racconti degli incidenti in campagna di cui parlavano vecchi zii dopo la settima portata di un pranzo degli sposalizi di una volta
https://youtu.be/vJYwG2whCJk?is=h7itqNBW5GUA4ECc
https://youtu.be/vNVuP5sjJXs?is=o94kj0a4LGD0qHxX
https://youtu.be/aBMG5LAtNqE?is=drlgY7LusN0OWTiN
https://youtu.be/Wy8I1JemdzU?is=S6sM6hbn7noNbBER
https://youtu.be/rmA7E8dR-Ik?is=w7y53ME6jU5gCUAa
https://youtu.be/RJfU8Iyo0vM?is=r7N_TLdqd5MzvYNE
Frame: Schatten di Arthur Robison (1923)
https://www.cinefiliaritrovata.it/schatten-nel-kammerspiel-dellinconscio/
https://youtu.be/1obklhQl1vw?is=TxoWcqsFk2193il9






