giovedì 2 dicembre 2021

 Intorno a quel timing sono sorte molte voci, tra cui quella che la cosa fosse diventata di dominio pubblico per condizionare le elezioni amministrative che erano all'orizzonte, e comunque in nel quadro di una lotta tra bande. A me piace pensare che, anche se non ho assolutamente nessuna certezza sul punto ( salvo il fatto che ricoprire di fango personaggi carismatici in qualche modo ascrivibili alla parte avversa faceva sicuramente parte del DNA di quel consesso ), la bestia sia stata fermata quando hanno iniziato a circolare chiacchiere su affari poco chiari di un grande eroe civile  venuto a mancare in agosto. Se per caso ci avessi preso sarebbe un segnale incoraggiante teso a dimostrare che anche in un una realtà fatta di  ferocissimi scontri tribali mediatici non si può  in ogni caso arrivare a obbrobriosi  livelli di schifo ( fermo restando che nessuno è Santo. Tranne forse proprio la mancata vittima della effimera calunnia in questione )



https://youtu.be/Ujh5hSyyhG0






mercoledì 1 dicembre 2021

 L’acrobata


Da trapezio a

a trapezio, nel silenzio dopo

dopo un rullo di tamburo di colpo muto, attraverso

attraverso l’aria stupefatta, più veloce del

del peso del suo corpo che di nuovo

di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.


Solo. O anche meno che solo,

meno, perché imperfetto, perché manca di

manca di ali, gli mancano molto,

una mancanza che lo costringe

a voli imbarazzati su una attenzione

senza piume ormai soltanto nuda.


Con faticosa leggerezza,

con paziente agilità,

con calcolata ispirazione. Vedi

come si acquatta per il volo? Sai

come congiura dalla testa ai piedi

contro quello che è? Lo sai, lo vedi


con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e

per agguantare il mondo dondolante

protende le braccia di nuovo generate?


Belle più di ogni cosa proprio in questo

proprio in questo momento, del resto già passato.




Wisława Szymborska





https://youtu.be/ovf9PP2JZTw




martedì 30 novembre 2021

 Questa è la storia di quando ci hanno mangiato i coccodrilli, ma siamo qui a raccontarla, e i coccodrilli ci fanno ancora ridere.

Se devo dire i Cuori che ho conosciuto sono parecchi e buoni tutti. Si noti qui la classica tenerezza per quello che è successo vent’anni prima, che dunque è tenerezza per se stessi, prima di tutto, e questo si sa. Ma sono proprio quei tanti anni, quella distanza di sicurezza, a permettere di vedere in quell’esperienza-matrioska che fu Cuore, un filo vero e distinto, un suo perché. Ricordo il Cuore clandestino, che stava nell’Unità, ricordo Michele nei corridoi di viale Fulvio Testi che mi chiedeva una sostituzione estiva, e poi di correre con loro, Aloi, Paterlini, il Tato Banali, gli altri che giravano intorno, che via via si aggiungevano, nelle stanze al neon della tipografia dove stavano ancora certe lynotipe ed è come oggi dire un grammofono, un sarcofago, un tabarin. Tutto arrivava via fax, la pattuglia grafica montava enormi computer per l’impaginazione, ma ancora si attaccavano figurine sul tavolo luminoso. Si faceva per ridere e si rideva noi per primi, “piace a noi” era l’unico marketing ammesso, e ancora oggi credo sia l’unico marketing possibile. Si segnavano i voti del Giudizio Universale su un quadernone, una crocetta per voto, La figa, La fine di Andreotti, Vedere come va a finire.

Non era soltanto sublime artigianato, c’era anche un elemento fortissimo che ancora mi stringe il cuore: c’era uno splendido isolamento, una preziosa aristocratica distanza tra noi buffoni e il mondo che veniva sbeffeggiato. Il marziano di Flaiano, il povero Gurb di Mendoza, non a caso sono extraterrestri gli osservatori più candidi, i loro occhi sono distanti e vedono meglio l’assurdo, feroci ma non cinici. Noi e loro (il mondo), e nel mondo quei coccodrilli che ci davano tutto: il Chissenefrega, il Mai più senza, il Cronaca vera. I giornali e l’informazione che noi passavamo al setaccio fino fino, per distillarne la sopraffina (fina) idiozia. Molti occhi: il paradosso, la satira, ma anche Garrone, e pure l’affresco spaventoso-verista di un Mannelli, e il nonsense à la Perini, il surrealismo vinciniano, l’agile carpiato del paradosso à la Celi, e tutti gli altri e di più, ognuno posava il suo occhio, e ogni occhio era diverso e componeva un’immagine nitida: noi e loro. E tra questo, e di questo, cose oggi impensabili e dense, Che cos’è il comunismo, che a leggerli oggi, quei pezzetti, mette i brividi, e le migliori firme e teste del regno scrivevano, seriamente, sul giornaletto dei buffoni. L’elenco è infinito e non si può comporre alla leggera: c’era la sensazione di tenere insieme infiniti linguaggi che guardavano laggiù, quegli ometti che si agitavano e che erano la politica, l’Italia, gli italiani, la vita, e tutto il suo tragico e ridicolo agitarsi. A un certo punto – ci si diceva esterrefatti tra noi – ci trovavamo in mano un settimanale da decine (pure centinaia) di migliaia di copie, un giornale politico, con le sue adunate, le sue feste, il dibattito, lo psicodramma e un’aura di geniale impunità, faccia da schiaffi e pensieri forti. Questa la filosofia, credo, penso, mi ricordo. 

E a rivedere oggi quelle pagine non si può capire dove eravamo veloci noi, pugili fulminei, o dov’era immobile il paese, visto che già papi e vescovi si occupavano di feti e embrioni (come oggi), visto che molti avevano la faccia come il culo (come oggi). Visto che “Siamo d’accordo su tutto basta che non si parli di politica”, titolo del primo numero di Cuore settimanale autonomo, dedicato alla nascita del Pds (ma se lo leggete ora per la nascita del Pd, non è… come oggi?). 

Forse c’è da preoccuparsi se una battuta fa ridere uguale vent’anni dopo, specie se non è merito della battuta, ma colpa del fatto che le cose su cui ridiamo sono ancora lì, tutte quante. 

Ma poi c’è la tecnica, grande cosa e grande lezione. Perché c’è tutto un lavoro intenso, dietro il fare ridere e il ridere di, che è un certosino sistemare sensi e sfumature, un cercare battute, un farle funzionare, un artigianato anche qui, con l’obbligo di metterci senso: una buona battuta con cui non sei d’accordo non è una buona battuta, e questa è etica, né più né meno. 

Era una lingua. E i coccodrilli cominciarono a mangiarci. Un pezzettino qui, un pezzettino là, la nostra lingua da indiani veniva usata dai cow-boys. Chissenefrega, ora, lo scrivevano tutti. Per rendersi conto di quanto ci hanno mangiato i coccodrilli basta cercare un quotidiano italiano di vent’anni fa e confrontarlo con lo stesso quotidiano oggi. Non solo la satira, le battute, le vignette, i corsivi precisi come bisturi, ma tutta quella lingua e quelle occhiate da marziani, e quell’armamentario di trucchi, si sono travasati nei giornali, ci rubavano tutto, le nostre armi in mano al nemico. I coccodrilli ci mangiavano, e forse tra noi ce lo dicevamo, o forse lo sentivamo soltanto, ma Repubblica titolava: Belzebù, e parlava di Andreotti, e si provava un certo brivido: ma noi, dunque, che ci stiamo a fare?

Il Cuore di Sabelli Fioretti cambiò strada. Giornalismo. Per molti di noi (in redazione, tutti giornalisti), un’astrusa volgarità. Dopo esserci fatti mangiare dai coccodrilli si diventava un po’ coccodrilli anche noi. Ed era pure divertente, nuovo, eccitante, una nave corsara. Niente più splendido isolamento, niente più marziani. Andai (reportage) a una cerimonia triste di sottogoverno per scriverne col solito ghigno, e una platea di agghindati post-fascisti accolsero “l’inviato di Cuore” con un applauso: che bello, c’era anche il satirico, si sentivano importanti. E questo doveva far capire che si era vicini alla fine, che il filo su cui si camminava era sempre più esile e stretto. Come quando quello che hai preso in giro ti chiede la vignetta in ricordo. Ecco, li sentite i denti del coccodrillo? Se potesse parlare il coccodrillo ti direbbe: visto, amico?, non sei più un marziano.

Poi, tutto si sciolse. Calavano i lettori, calavano le idee, calavano sulle teste di tutti tempi più piatti, stanchezze. Michele dice che quelle così lì sono come lo yogurt e hanno la data di scadenza già scritta. Anche chi non voleva scadere, sotto sotto lo sapeva, ed è uno scherzetto lasciarsi quando non ci si ama più, ma non è facile farlo quando si è ancora invaghiti. Fu uno shock restare senza Cuore, ma chissenefrega, tutti sopravvissero e andarono a far danni altrove, sui giornali, in tivù, nei libri, nel web, nel mondo selvaggio dei coccodrilli, restandone sempre un po’ esterni e laterali, e dunque un po’ liberi. E poi, quando il passar degli anni rimpicciolisce e ingigantisce alla sua maniera, come una lente matta, capita di ripensare a quell’avventura politica e umana e professionale e altro, con un ghigno di cinico, affettuoso e sconsiderato affetto. Perché siamo stati mangiati dai coccodrilli, ma siamo ancora vivi, e i coccodrilli sono se possibile più scemi di prima. Tié. 

Esco ogni tanto dal mio studio, da una redazione, da uno studio tivù, da un ufficio con la voce del Tato Banali nelle orecchie: compagno Robecchi, te ne vai che il sole è ancora alto! 

Appunto, è ancora alto. Bene. Non è bellissimo rimanere ancora un po’ marziani?


Alessandro Robecchi



http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/200808/buona-memoria-una-faccenda-di-cuore/




https://youtu.be/LauoG2C8kF0





lunedì 29 novembre 2021

 Napoli è talmente internazionale che in qualsiasi avvenimento non di ordinaria amministrazione della mia vita ha avuto modo di avere quantomeno una menzione, o per la precisione almeno un cameo. In realtà fisicamente ci ho fatto soltanto un rapido passaggio per scorrere a sud e finire nel Cilento. In quel frangente comunque ho avuto modo di notare la grande capacità di sopportazione degli abitanti. Mentre altrove spesso si minaccia di buttarsi sotto un camion per avere abbastanza da non uscire quasi mai  dalla zona comfort, lì, per fare un esempio, la prospettiva quotidiana di trascorrere il tempo dei trasferimenti dentro carrozze spaventosamente affollate è vissuto come la normalità. Non vorrei però che nei progetti per il futuro che i grandi hanno in serbo per tutti i cittadini sia pretesa la stessa capacità di sopportazione sempre e comunque, a prescindere che si parli di servizi di trasporto, tirare la cinghia o accettare gravose imposizioni poco comprensibili ai profani magari di fronte a risultati incerti e assai discutibili




https://youtu.be/DyhjepJJqGo






domenica 28 novembre 2021

 Sono cresciuto in un contesto dove il termine cancerogeno era probabilmente abusato, molto spesso in via precauzionale, come ad esempio quando lo si accostava ai surgelati negli anni 70, o alla margarina.  In quei casi quasi sempre erano affermazioni, nel contempo vaghe e apodittiche, propagandate da chi aveva interessi a vendere altro, o ancora non si era organizzato per entrare nel business. Poi ci sono stati casi clamorosi, come nel caso dell'eternit, spacciato nel decennio precedente come materiale del futuro. Al momento si parla poco di bioetica, di coloranti  e, per l'appunto, di prodotti, alimentari e non, in qualche modo collegati alle emergenze tumorali, perché le priorità sono sempre altre ( e quasi mai riguardano sul serio il benessere collettivo, e se per quello nemmeno l'individuo )



https://youtu.be/70ZJEEvUTFQ





sabato 27 novembre 2021

 "Dal momento che ora desideravo occuparmi soltanto della ricerca della verità, pensai che dovevo fare proprio il contrario e rigettare come assolutamente falso tutto ciò in cui potevo immaginare il minimo dubbio, e questo per vedere se non sarebbe rimasto, dopo, qualcosa tra le mie convinzioni che fosse interamente indubitabile.“ 


 Cartesio


( Discorso sul metodo )



https://youtu.be/7l9juyNfQH0



https://youtu.be/TukeVk5oCxg





 Insomma, questa è una storia di fantasmi. Un po' come quella del doping nel ciclismo ( e la vita stessa )


https://youtu.be/3CUr0bnDCfM