Discesi, risalii alla luce del sole-giaguaro, nel mare di linfa verde delle foglie. Il mondo vorticò, precipitavo sgozzato dal coltello del re-sacerdote giù dagli alti gradini sulla selva di turisti con le cineprese e gli usurpati sombreros a larghe tese, l’energia solare scorreva per reti fittissime di sangue e clorofilla, io vivevo e morivo in tutte le fibre di ciò che viene masticato e digerito e in tutte le fibre che s’appropriano del sole mangiando e digerendo.
Sotto la pergola di paglia d’un ristorante in riva a un fiume, dove Olivia m’aveva atteso, i nostri denti presero a muoversi lentamente con pari ritmo e i nostri sguardi si fissarono l’uno nell’altro con un’intensità di serpenti. Serpenti immedesimati nello spasimo d’inghiottirci a vicenda, coscienti d’essere a nostra volta inghiottiti dal serpente che tutti ci digerisce e assimila incessantemente nel processo d’ingestione e digestione del cannibalismo universale che impronta di sé ogni rapporto amoroso e annulla i confini tra i nostri corpi e la sopa de frijoles, lo huacinango a la veracruzana, le enchiladas...
Italo Calvino
Sotto il sole giaguaro
https://youtu.be/GLWiXoJ2ITk?is=rMgcsHd4p5E1czpL
https://youtu.be/I1Z7mSDxh9E?is=04uzBToQJuL0NNOl
https://youtu.be/S_iveMTyxH4?is=zCxcJp55fEBhwzzl
https://youtu.be/I9cwz12wKD0?is=ocG3qwmH0fFFyM-Y
https://youtu.be/92Rl0re5Mu4?is=6B8ZB6c2S7bwFRk7





